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RISTAMPA di "LIVIGNO... C'ERA UNA VOLTA"

23 maggio 2019

Era esaurito da qualche anno, ma ora è di nuovo disponibile in libreria: stiamo parlando del libro "Livigno... c'era una volta" scritto da Luigi G. Battista Silvestri, classe 1919, maestro di tante generazioni di scolari livignaschi.
Il volume racconta brevemente, nella parte introduttiva, i fatti più importanti della storia di Livigno, per poi dedicarsi alla descrizione approfondita delle abitazioni tipiche del luogo e dei mestieri di un tempo, oggi quasi tutti scomparsi.

Per esempio, in uno dei capitoli di “Gente che non c’è più”, Silvestri parla del mestiere del pradéir, il falciatore:
Dopo la fioritura dei prati a giugno, a luglio il fieno maturava e a fine mese era pronto per il taglio, che iniziava dopo il tradizionale temporale di Sant’Anna, patrona di Trepalle. Allora il contadino livignasco, impigrito dal lungo inverno, diventava operoso e non badava a orari e fatiche. Doveva raccogliere il suo fieno nel minor tempo possibile sotto il bel sole d’agosto, perché era questo l’unico taglio dell’anno che l’avara natura di Livigno permetteva. Bisognava falciare a mano migliaia di ettari di prato, spargere il fieno, rivoltarlo al sole di mezzogiorno per favorirne l’essiccamento, ammassarlo e comporlo nella frosc’chéira (un telaio in legno da mettere in spalla), oppure nel pézon (un telo quadrato di juta munito di corda). La frosc’chéira veniva portata direttamente al fienile, mentre i pézon venivano caricati sul lungo pianale del carro e poi trasferiti tutti insieme. Un’altra fatica della giornata del contadino era poi rappresentata dal trasporto a spalla dei pézon lungo la grande scala esterna che dava accesso al fienile, ripida e pericolosa. Infine, il fieno veniva sparso in modo omogeneo sopra il mucchio raccolto nei giorni precedenti e lasciato a fermentare.

Luigi G. Battista Silvestri, “Livigno… c’era una volta”, Marazzi & Silvestri, € 18.

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GIANNI RODARI

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